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Mostra il contenuto con la massima reputazione da 24/12/2019 in Fan Fics

  1. 1 1!Punto
    Over the hills and far away. Over the end and far away... Stai morendo Joker? Oh, sì che stai morendo. Le vedi quelle immagini? Sono ricordi -i tuoi ricordi- che volano via, effimeri e fragili come carta. Se ne vanno, e tu non riesci ad afferrarli, a fermarli, a conservarli. Un ricordo svanito, è un ricordo mai esistito. Povero Joker. Una vita inutile, sprecata. Chi sei ora Joker? Un clown, un pagliaccio, solo un buffone, che poi ridere non fa. C'è troppo dolore in te per mascherarlo, non trovi, Joker? Senza mani, mutilato, ferito, insanguinato. Oh, fai pietà Joker. Fai pietà . Davanti a te ci sono il Conte Phantomive e il suo maggiordomo. Non hai mai pensato che potesse essere un bambino la causa della tua rovina. Dopotutto, tu hai sempre amato i bambini. E sei stato costretto ad ingannarli, per i vili scopi di quello che pensavi fosse tuo padre. Stai morendo Joker. Ma in fondo, va bene così. Ora puoi andare oltre le colline, e più lontano. Oltre la fine e più lontano...
  2. 1 1!Punto
    Joygirl

    So che sei sveglio

    03:07 a.m. *Tum Tum Tum* Ciel: Ormai è più di un'ora che va avanti, non so che fare, ho urlato più volte il nome di Sebastian.Non arriva. Ho paura, non era mai successo che qualcuno di notte riuscisse a superare l'occhio vigile di Sebastian.... 03:43 a.m. ....è entrato, la porta non ha retto ai continui colpi, ed ora è quì, che mi osserva con la sua opera alle spalle, ha scritto qualcosa sul muro, ma è troppo buio per riuscire a leggerlo. Ho paura.... 04:34 a.m. ....sono ore che non mi muovo, devo andare in bagno, finirò per farmela addosso, e poi ho prurito ovunque e non posso neanche grattarmi, era uscito ma è tornato da poco con una specie di cadavere in braccio, poi l'ha appoggiato per terra... 04:51 a.m. ...ormai i miei occhi si sono abituati abbastanza all'umidità , devo cercare di leggere cosa ha scritto, è appena uscito di nuovo dalla mia camera, devo fare in fretta. Ai piedi del letto c'è Sebastian, ancora in una pozza di sangue che forse non aveva ancora smaltito dopo essere morto prima, ma ora non importa, devo leggere cosa ha scritto sul muro.... 05:13 a.m. ....è orribile, oddio, ora sta sorridendo mentre mi fissa, ha usato il sangue di Sebastian e gli altri servitori per scrivere sul muro, ora lo so, sto per morire. GHUAAAAAAAAAAH!!!!!! 08:23 a.m. *narratore* Grell Sutcliff e William T. Spears si trovano all'interno della camera di Ciel Phantomhive per raccogliere la sua anima e quelle dei suoi servitori.... Grell: Hei Will, hai notato che c'è una scritta rossa sul muro? Will: A, sì? E cosa dice? Grell: C'è scritto "so che sei sveglio"......
  3. 1 1!Punto
    Lady Helen Phantomhive

    ~Lacrimosa~

    ~LACRIMOSA~ Lacrimosa dies illa Qua resurget ex favilla Judicandus homo reus. Huic ergo parce, Deus: Pie Jesu Domine, Dona eis requiem. Amen. Tutto intorno a te vortica, silenzioso, un tornado di tenebre, pieno e vuoto al tempo stesso. Annaspi in quel buio liquido, nel vano, disperato tentativo di rimanere a galla. Una speranza sottile come un filo, come un filo sottile, di quelli che si possono trovare nei circhi. Continui a lottare, minuto dopo minuto, a restare aggrappato a quel sottile filo, con quelle dita che un tempo erano veloci, ora intorpidite e impacciate. Perchà©? Ti chiedi. Perchà© la tua vita, lunga centinaia di anni, sta finendo in questo modo? Hai sempre pensato di essere immortale, lontano dai comuni esseri umani. Tu sei di più. Era questo il tuo pensiero. Non avresti mai creduto di poter morire anche tu. E invece, guardati. Il rosso del sangue, il tuo sangue, sul nero della tua uniforme da maggiordomo. L'uniforme che hai sempre curato, e che è sempre uscita illesa dai tuoi numerosi scontri. Non fa male morire. Hai sempre creduto che gli esseri umani soffrissero terribilmente prima che la loro vita finisse, ma a quanto pare non è così. àˆ perfino più facile che dormire. E ora ti stai addormentando. Senti qualcuno che urla il tuo nome, che ti grida di restare, che ti ordina di restare. Ma non puoi più ascoltare quella voce. Sei troppo lontano ora. Mi dispiace bocchan. Ho fallito questa volta. Chiudi gli occhi. Dormi sereno, Sebastian.
  4. 1 1!Punto
    Fix1995

    Innocence

    One shot - Innocence Ispirata a Take me to the church by Hozier. Il dolore bruciante sulla schiena gli impediva quasi di respirare, le narici erano sopraffatte dal fetore di carne bruciata; della sua tenera carne, marchiata a fuoco. Aveva invocato il nome dei suoi genitori, di dio, aveva pianto fino allo stremo e gridato fino a non aver più voce, quando, una volta immobilizzato a terra, quegli uomini e quelle donne si presero la sua innocenza, iniziando a giocare con il suo corpo. Respirava a fatica, e più ci provava più il senso di nausea lo assaliva; aveva stretto i pugni fino a ferirsi i palmi, mentre pregava che qualcuno, chiunque lo salvasse. Dentro quella fetida gabbia, svestito, affamato e sporco, aveva chiamato aiuto per l’ultima volta. E lui apparve. Un aura nera, un demone. Il demone. Fece leva sulle ginocchia ferite da quel freddo pavimento, senza ripensamenti, senza paura. Lo chiamò. Non seppe come, non se lo domandò. Afferrò la mano demoniaca, aggrappandosi all’unico spiraglio di vita … ad un caro prezzo. Ciel Phantomhive non esisteva più, non era più colui che tutti conoscevano, e l’avrebbe fatta pagare. A tutti coloro che lo avevano umiliato, usato, ferito, tradito e lo avrebbe fatto nel modo peggiore: Lentamente e dolorosamente. Lentamente avrebbe ottenuto la sua vendetta, in cambio della sua anima. Sarebbe stato dannato in eterno, ma poco aveva importanza. L’inferno era sulla terra. Spalancò gli occhi bicromatici, alzandosi di scatto annaspando nella ricerca frenetica d’aria, nelle piccole e pallide mani, tremanti, stringeva spasmodicamente le candide lenzuola. Dalla stanza immersa nel buio, l’unica fonte di luce proveniva dal caminetto, dove le fiamme facevano scoppiettare il legno arso. Il silenzio regnava nella dimora, interrotto solo dai suoi ansimi. Si leccò le labbra secche e prese un profondo respiro, si stese di nuovo nel caldo giaciglio. Con le mani ancora tremanti si sbottonò i primi bottoni dalle asole della leggera camicia, rivelando una porzione del candido petto imperlato di sudore. Aveva superato da tempo i suoi incubi, che raramente tornavano a fargli visita. Eppure, ritornato dalla Germania, erano ricomparsi; sempre più di frequente si svegliava nel cuore della notte, ansimante e sudato. Gridando. Sebastian, ogni notte accorreva preoccupato. E come tutte le notti, arrivò. Sentì la porta cigolare leggermente, e da dietro l’asse di legno massiccio finemente decorato, il demone fece capolino. Il volto glabro illuminato dal prezioso candelabro che reggeva in una mano guantata, mentre si richiudeva alle spalle la porta. Sempre terribilmente perfetto, nella sua uniforme elegante e ben stirata, anche nel cuore della notte. Lo vide avvicinarsi con calcolata lentezza, fermandosi ai piedi del letto con un sorriso gentile sul volto “Bocchan, un altro incubo?†Gli occhi seri del maggiordomo erano puntati sui suoi, trafiggendolo. Sospirò silenziosamente, il respiro tornato calmo, le mani avevano smesso di tremare; chiuse gli occhi e si voltò verso la grande finestra celata dalle ricche tende blu. “Rimboccale†Sebastian osservò prima il corpo fragile ed esile del suo signorino; le gambe pallide, coperte solo fino al morbido ginocchio dalla veste da notte, la schiena che si muoveva a ritmo con il respiro lento, le spalle lisce e il collo vagamente scoperto, infine i capelli antracite fini e lisci come la seta più pura. Appoggiò senza provocare alcun rumore il candelabro sul comodino, afferrando le lenzuola fresche di bucato e le pesanti coperte per adagiarle delicatamente sull'infreddolito padroncino. “Desidera altro?†chiese con dedizione mentre recuperava il candelabro. “Resta qui, finchà© non mi addormento†Vide il giovane coprirsi fino al volto, infilando sotto le coltri anche le braccia. Il maggiordomo sorrise, l’anima del suo padroncino era un forte richiamo, un aroma inconfondibile, irresistibile, e più gli stava vicino, più sentiva il bisogno di nutrirsene. Si inchinò rispettosamente, come un perfetto maggiordomo, e rimase ad attendere che il sonno si impossessasse di nuovo del signorino. “Yes my lord†/// Le ruote del carrello oscillavano sul pavimento in legno, attraversando l’elegante porta della stanza ancora immersa nel buio, fermandosi poco dopo. Le scarpe nere di cuoio, battevano quasi impercettibilmente sulle assi, dirigendosi verso la finestra che con movimenti eleganti venne liberata dalla pesante e ricca tenda scura, facendo entrare la luce mattutina. Il viso del giovane conte si increspò, una mano uscì dalle calde coltri per andare a stropicciare gli occhi ancora chiusi, mentre si lamentava sommessamente della luce diretta. “Buongiorno signorino†Il maggiordomo fece scivolare due cucchiaini colmi di thè nella raffinata teiera da cui usciva il vapore dell’acqua bollente. Controllò il suo elegante orologio da taschino, mentre si avvicinava all’armadio per scegliere il completo che avrebbe indossato il padrone, che intanto sonnecchiava ancora. “Signorino …†Ripetà© appoggiando i vestiti ripiegati ai piedi del letto. “Sono sveglio†Rispose infastidito, alzandosi e scoprendosi con un solo gesto, allontanando le coperte. Il freddo lo avvolse, facendolo rabbrividire. Afferrò la tazza che gli porse il maggiordomo, mentre quest’ultimo scelse le calzature. Dopo aver sorseggiato il thè, Sebastian iniziò a spogliarlo lentamente, facendo scivolare i bottoni dalle asole. Chiuse gli occhi. Era uno dei momenti che meno amava durante la giornata, farsi toccare, essere visto completamente nudo, inerme davanti quegli occhi che sembravano incendiarsi, scrutarlo e memorizzare ogni anfratto del suo corpo. Sospirò stanco. “Anche stanotte non siete riuscire a riposare?†Chiese facendo scivolare la camicia dalle spalle del giovane sfiorando con le dita guantate la pelli liscia. Abbandonò la camicia sulle lenzuola sfatte, nell’aria aleggiava il profumo del suo padroncino. “Quali sono gli impegni di oggi?†rispose sviando completamente la domanda, poichà© il demone conosceva bene la risposta, ed odiava dover ammettere i suoi tormenti, le sue debolezze. Ma purtroppo per lui erano ben evidenti, soprattutto perchà© ultimamente non faceva altro che addormentarsi sulla poltrona dello studio. “Nessun impegno particolare, solo dei documenti che richiedono la vostra attenzione†Gli fece allargare le braccia, infilandogli la fresca camicia, la abbottonò e passò ad infilargli i pantaloncini blu notte, le calze e le scarpe. “Bene signorino, se vuole seguirmi la colazione l’attende†/// Dopo la colazione Ciel si chiuse nello studio, dedicandosi al lavoro, generalmente lo trovava un ottimo modo per impiegare il tempo, ma la stanchezza, che gli faceva chiudere pesantemente le palpebre, gli impedivano di concentrarsi. Allo stesso tempo, ogni volta che chiudeva gli occhi, certe immagini riaffioravano. Sospirò pesantemente, spostando lo sguardo sul camino. Poggiò la testa sulla mano, annoiato quando un tuonò annunciò l’arrivo di un temporale. Si alzò svogliatamente dalla poltrona, appoggiandosi alla grande finestra che affacciava sul verdeggiante giardino. Il cielo era grigio e il sole completamente coperto dalle nuvole, poteva vedere le foglie degli alberi agitarsi con il vento, la pioggia che lentamente iniziava a bagnare tutto. “Rispecchia perfettamente il mio umore†pensò. Se solo l’acqua avesse potuto purificare anche il suo corpo, la sua esistenza da quelle spregevoli, immonde ed indegne mani che avevano osato toccarlo, deturparlo … profanarlo così vergognosamente. Non riusciva nemmeno a guardarsi allo specchio, schifato dal suo corpo, e ogni volta che veniva toccato, sentiva quelle mani su di sà©. Quei volti, quelle maschere, quel luogo. Gli venivano i brividi. -l’inferno è vuoto, e tutti i diavoli sono qui- Avrebbe tanto voluto non pensarci, ma quelle immagini gli apparivano come dei flash in qualsiasi momento della giornata, senza un apparente motivo. Ed ogni volta gli ricordavano quanto fosse impuro. Gli facevano stringere i denti, le mani, le gambe. Non importava di quali peccati si fosse macchiato negli anni a seguire, ciò che lo turbava era sempre e solo quel ricordo. Lo avrebbe cancellato volentieri, ma di Ciel Phantomhive cosa sarebbe rimasto? Senza la sua vendetta non sarebbe stato nessuno … e lo sapeva bene. Senza accorgersene, il suo respiro si fece più pesante, la testa gli girava. Aprì di scatto la finestra, gli mancava l’aria in quella stanza che era diventata improvvisamente stretta. “No, no†– “Io sono Ciel Phantomhive e sono sopravvissuto†ripeteva a sà© stesso, mentre sentiva il respiro venirgli meno, le mani strette alla guaina della finestra, stringendola tanto da farsi male. I capelli bagnati dalla pioggia battente che entrava dalla finestra aperta, gli occhi lucidi a causa della mancanza d’aria. “Sono libero†– “Sono salvo†disse accasciandosi a terra. “Se-Sebastian!†ebbe la forza di urlare, e dopo pochi secondi, quasi un battito di ciglia, trovò il demone al suo fianco; il volto contratto dalla preoccupazione. “Signorino?†chiese avvicinandosi, fino a lambire la guancia del giovane con il respiro “Signorino†Non ottenendo nessuna risposta si allontanò per chiudere la finestra, poi con lentezza poggiò una mano sulla spalla del padrone e con l’altra gli alzò il volto che teneva poggiato tra le ginocchia, che abbracciava tremante. “Signorino, lei si angoscia troppo. Non c’è nulla che non vada. Lei è fuori dalla gabbia†scandì lentamente, guardandolo con la lava ardente ch’erano i suoi occhi. Afferrò la giacca del maggiordomo, affondando il volto nel petto. “Portami via di qui†“Yes, my lord†Lo prese tra le sue braccia, delicatamente e accarezzò i capelli che gocciolavano, bagnando i vestiti di entrambi. Uscì dallo studio, dirigendosi verso la stanza da letto. Quando entrò nella stanza, Sebastian lo adagiò sul letto, non staccandosi però di molto dal padrone, che ancora tremava e stringeva la stoffa tra le dita, i denti stretti in una morsa. Poteva sentirli stridere con il suo finissimo udito, poteva sentire le unghie che laceravano lentamente la stoffa, il respiro che cercava di controllare ma senza successo. “Signorino, ci sono io a proteggerla. Nessuno le farà più del maleâ€ â€œàˆ troppo tardi†esalò il ragazzo, alzando il volto di scatto, a pochi centimetri da quello del demone che lo guardava confuso. â€œàˆ troppo tardi, non posso essere salvato†ripetà© con occhi vacui. “Signorino…†“Sebastian! … come puoi … desiderarmi?†– “Cosa vedi quando mi guardi? Perchà© io, vedo solo un corpo marchiato, sporco … mi disgusta†– “Io mi disgusto†disse amaramente Sebastian gli afferrò una mano, facendogli lasciare la presa sulla stoffa offesa, se la portò alle labbra, baciandola languidamente “Lei, non sa quanto possa essere desiderabile la sua anima, il suo intero essere†Ciel raramente si mostrava debole, perfino davanti al suo demone, colui con cui condivideva i segreti più oscuri. Eppure quel demone dagli occhi scarlatti, sapeva rassicurarlo, gli ricordava ogni giorno perchà© era vivo, quale fosse il suo scopo. E poi se ne sarebbe andato senza nessun rimpianto. “Mi permetta di mostrarle quando sia appetibile, desiderabile e perfetto …†Ciel socchiuse le labbra umide per rispondere, avrebbe voluto ritrarre l’arto, ma si sentì così stanco, stanco di sentirsi solo, arrabbiato. Ma non voleva allo stesso tempo cedere alle lusinghe del demone, benchà© fosse inesperto, aveva ben capito dove volesse andare a parare. Mentre articolava questi pensieri, Sebastian fece scendere le labbra sul polso del giovane, baciandolo languidamente, sentendo il sangue pulsare frenetico nelle vene, sbottonò l’asola della camicia, spostandola quanto più possibile; Ciel lo osservava da sotto le lunghe ciglia scure, umide ancora dalla pioggia e dalle gocce che scendevano dai capelli antracite. Un sospirò uscì dalle labbra rosee quando il demone mordicchiò l’incavo del gomito, e alzò gli occhi per osservare ogni sua reazione. Spostò di poco le labbra per poter parlare, solleticandolo con il caldo respiro “Dovrebbe rilassarsi, non le fa bene torturarsi così†posò un leggero bacio sulla parte appena morsa per poi tornare a parlare “Si lasci andare, al resto penserò io†sussurrò. Tentava di raggirarlo, ecco qual era il suo scopo. “Credi che non mi ricordi cosa hai fatto?†Chiese inaspettatamente duro “A cosa si riferisce?†Chiese incurante, iniziando a slacciare il perfetto fiocco al collo del padrone, continuando a reggere il suo sguardo. “Hai provato a mangiarmi, senza aver terminato il contratto†rispose allontanando le mani dal suo corpo. Sul volto del maggiordomo, si allargò un sorriso sardonico “Era necessario†– “Ma, le porgo ancora le mie più sentite scuse†“Bugiardo†– “Lo sappiamo entrambi†Disse voltandosi verso il camino spento. “Non le mentirei mai su qualcosa di così importante†Afferrò il volto del giovane, voltandolo nuovamente verso il suo “Lasciate che vi mostri quanto io vi appartenga†Gli baciò piano la guancia, liscia e calda ma umida, solleticandolo con i ciuffi corvini mentre il suo profumo gli inebriava le narici. “Lasciate che vi mostri la mia dedizione†– scese con le labbra sul collo, assaggiando piano la pelle del conte, che nel frattempo dentro di sà© combatteva una lotta: Avrebbe voluto lasciarsi andare, dimenticare per un po’, abbandonarsi alle lusinghe del demone, farsi quasi coccolare dalla sua voce, dalla sua bramosia di possederlo, perchà© in fin dei conti non gli dispiaceva affatto che avesse gli occhi puntati sempre e solo su di lui; ma d’altro canto, si sarebbe mostrato ancor più debole … arrendersi così tra le braccia di un demone… non era c’erto da lui. Il suo silenzio però, non aveva fermato Sebastian, che lo aveva dolcemente fatto stendere sul letto, sovrastandolo. Incrociò i suoi occhi, mentre quest’ultimo gli passava una mano fra i capelli aspettando il verdetto. Si sfilò i guanti, lentamente e con un dito gli lasciò una leggera carezza dal naso, passando sulle labbra schiuse, fino a scendere sulla gola. Sentiva la carotide pulsare frenetica, il respiro farsi più irrequieto. Scoprì di bramarle, quelle piccole attenzioni; quelle mani gentili su di sà©, quegli occhi accesi di lussuria. Era ormai condannato, riflettà©. Qualunque cosa avrebbe fatto, il paradiso gli avrebbe chiuso le porte in faccia, sarebbe stato dannato in ogni caso, peccato in più o peccato in meno. Quindi … perchà© trattenersi? Perchà© negarsi quei pochi attimi che lo avrebbero reso felice, che gli avrebbero fatto dimenticare – anche se per poco – chi era. “Mostramele†disse infine, puntando le iridi su quelle del demone, che sorrise prima di pronunciare “Yes, my lordâ€. Si tolse la giacca, lasciandola cadere a terra. Con una mano, si allentò la cravatta fino a scioglierla, rimanendo solo con la camicia. Si abbassò sul giovane, carezzandogli il volto pallido, poi ne lambì le labbra. Labbra perfette, come quelle di una bambola, rosse, morbide. Prima le baciò lentamente, assaggiandole, allontanandosi di tanto in tanto. Poi mentre iniziava a sbottonare la camicia del signorino, le violò voluttuosamente con la lingua, ricevendo un mugolio. Trascinò la sua lingua in una lenta e sensuale danza, interrompendola per succhiare, leccare e mordere il labbro inferiore. Sentì due mani poggiarsi insicure sul suo petto, andando a sbottonare la candida camicia. Sebastian, si staccò dalle labbra del giovane, che aveva scoperto essere una dolce calamita, per liberarsi di entrambe le camicie. Si abbassò nuovamente sul corpicino del padrone, che già lo reclamava con occhi languidamente socchiusi, le guance arrossate e le labbra schiuse; mentre il petto acerbo si abbassava e alzava più velocemente. Sfiorò il naso con il suo, e con una mano sulla sua guancia, scese ad annusargli prima le ciocche di capelli, poi il collo ed infine il petto, su cui si soffermò iniziando a baciarlo. Una mano, scivolò dietro la schiena del giovane, accarezzando il marchio a fuoco, facendolo sussultare “Siete così … perfetto†sussurrò a fior di pelle, prima di leccare lascivamente un capezzolo roseo, facendo uscire il primo gemito strozzato dalle labbra del conte, che strizzò gli occhi. Dopo aver leccato e vezzeggiato la pelle del petto del signorino, Sebastian tornò a baciarlo sulle labbra, mentre con una mano gli slacciava la patta dei pantaloncini. Ciel, sentiva una miriade di emozioni, dalla vergogna per ciò che il diavolo gli stava facendo, al piacere, che iniziava a fargli girare la testa. Avvolse le braccia in torno al collo del demone, spingendolo di più verso di sà©, facendo combaciare i loro corpi. “Dillo ancora†chiese ansimante dopo essersi staccato dalle labbra del corvino. Quest’ultimo, spostò il viso vicino all’orecchio, suggendolo assieme all’orecchino, causandogli dei brividi; si sentì stringere di più, il respiro accelerato del ragazzo nell’orecchio, così come il suo in quello dell’altro. “Siete perfetto†ripetà©, lasciando scendere una mano verso la virilità del ragazzo, sentendone la presenza già contro al suo bacino. “Non desidero altro che voi†aggiunse prima di baciarlo ancora, mentre prendeva a massaggiare più velocemente la sua virilità , zittendo i suoi gemiti con la lingua che andava ad assaggiare ogni anfratto della sua bocca, dalle labbra fino a memorizzare il contorno dei perfetti e bianchi denti. Desiderava il suo padrone, in tutti i sensi. Non voleva possedere solo la sua rara anima, ma anche il corpo; quel corpo che avevano macchiato, ma che ora avrebbe “purificato†con un nuovo peccato. E non vedeva l’ora. Non vedeva l’ora di affondare dentro di lui, di sentire quel piacere che ad entrambi era stato negato, di poter alleviare le sofferenze del suo signorino, di sentirlo invocare nuovamente il suo nome, proprio come la prima volta … fino a fargli perdere la voce. “Non esiste creatura più perfetta e desiderabile di voi†mormorò sulla pelle del giovane, mentre con il volto, scendeva verso il pube, che ormai totalmente eccitato, lasciava uscire i primi liquidi di piacere, bagnando la mano del demone. Baciò l’inguine, fino ad arrivare all’impercettibile vello che gli contornava il sesso. Arrivò a baciargli la base, tirando fuori la lingua dalle sottili labbra per iniziare a leccare la virilità . “Se-Sebastian!†Miagolò il più giovane, sentendo dei brividi sconvolgerlo, attraversandolo dalla testa ai piedi. Avrebbe voluto far qualcosa, non sapeva bene qualcosa, sapeva solo che le mani e il suo corpo si muovevano come se avessero vita proprio, completamenti indipendenti dalla mente annebbiata. “Signorino, si rilassi†Sebastian afferrò una mano, intrecciandola con la sua, mentre l’altra la trascinò fra i suoi capelli, riprendendo dov’era rimasto. Leccò dalla base fino alla punta, lentamente, arrivando poi a baciarli la punta gocciolante e prendendola in bocca, piano, per poi scendere con le labbra, insinuandola piano fino alla fine. Iniziò a farla scivolare dentro e fuori le labbra, beandosi dei gemiti che ormai il suo – composto e freddo – conte non riusciva più a trattenere. La sensazione di bagnato sulla sua virilità , che si sentiva risucchiare dalle labbra affamate del demone, lo facevano contorcere dal piacere, gemere, mordersi le sue stesse labbra. “Sebastian†sussurrò, provando una strana sensazione, come se la sua dote stesse per esplodere, le dita dei piedi tese e formicolanti “Sebastian†ripetà© stringendo i capelli e la mano del maggiordomo, e poche lappate dopo, si svuotò, con un gemito liberatorio nella bocca del demone, che senza battere ciglio ingoiò tutto, deliziato dalla visione libidinosa che aveva davanti. Tornò a baciarlo, facendogli assaggiare il dolce sapore del suo seme, mentre piano, accarezzava la sua entrata. Ciel si irrigidì, allontanando il demone dalle sue labbra “Cosa – Cosa fai?†“Le mostro quanto io la desideri†Rispose leccandogli lascivamente il labbro “Si rilassi, altrimenti le farà male†Si impossessò nuovamente delle sue labbra, cercando di distrarlo dalla sensazione di fastidio dopo che ebbe insinuato il primo dito. Ciel, strinse tra le dita le ciocche corvine del demone, lasciandosi trascinare in quel baratro di lussuria, dove non c’era luce, ne speranza, ne amore. Eppure, quel contatto gli bastava. Lo faceva sentire bene, così bene, che si ritrovò a pensare che avrebbe potuto ordinare più spesso al suo demone di fargli dimenticare chi fosse, di vezzeggiarlo, di toccarlo come se fosse un’oggetto dal valore inestimabile. Affondò i denti nel collo bianco del maggiordomo, quando il terzo dito entrò dentro di lui, iniziando a muoversi lentamente; sentì un gemito roco quando scese a mordere e baciare la clavicola, sentendo il profumo e la morbidezza della pelle demoniaca. Stranamente, si sentiva a casa, tra quelle braccia. Le braccia del suo salvatore, ma che un giorno, gli avrebbero strappato la vita. Sfilò le dita dall'antro bagnato e pulsante del giovane, per slacciarsi la patta dei pantaloni, liberando la sua erezione totalmente ignorata fino a quel momento. Ciel la osservò, annebbiato da tutte quelle sensazioni e dall'orgasmo precedente. Era ovviamente diversa dalla sua, ma questo non lo preoccupò più di tanto, sapeva che avrebbe sofferto; ma sapeva anche che tutto quel dolore, sarebbe sparito così come poco prima. Allacciò le braccia intorno al busto di Sebastian, mentre quest’ultimo si sistemava tra le suo cosce morbide, dopo averle accarezzate lentamente, lasciando sfuggire un ulteriore gemito d’apprezzamento al minore. Iniziò ad affondare dentro il suo caldo corpo, cercando di trattenersi; vedeva il viso contratto dal dolore del giovane, le unghie che affondavano nella sua schiena, facendogli serrare la mascella. Lo aveva desiderato fino allo sfinimento; molte volte, durante quelle notti di luna piena, quando il suo signorino si rigirava nel letto, gridava ed ansimava, aveva desiderato corromperlo, farlo suo con la forza se necessario. Ed ora lo stava possedendo, si stava facendo possedere di spontanea volontà e nulla gli procurava più piacere. Affondò totalmente in lui, facendo cozzare i loro bacini, afferrò le cosce pallide ed invitanti del suo signorino, facendole allacciare dietro la sua schiena. E poi iniziò a muoversi, spingendo dolcemente, con movimenti lenti ma decisi; poi sempre più veloce, facendoli gemere a gran voce, completamente persi negli occhi e nelle labbra dell’altro per preoccuparsi dell’eventualità che qualcuno potesse sentirli. “Si lasci trascinare nel peccato con me, signorino. E non si sentirà più solo†Ciel ne era sicuro, non si sarebbe mai pentito di aver ceduto. Mai. Stava arrivando al limite, la testa vorticava per la troppa eccitazione, gli sembrava quasi di poter toccare il cielo con un dito, di intravedere uno spiraglio di luce nella sua buia vita, di aver trovato la pace in un banale amplesso; le mani e i piedi presero a tremare mentre graffiavano la pelle del corvino, che prese a massaggiare con impeto la virilità del giovane. E lo schizzo bianco, che segnava la fine dell’innocenza macchiò i loro petti. Sebastian ruggì estasiato, baciando le labbra gonfie mentre con una spinta più forte venne dentro di lui, svuotandosi completamente. Nella stanza poco illuminata, l’odore di bambino si era mescolato insieme a quello mascolino e sovrannaturale di Sebastian, creando una nuova fragranza. Guardò negli occhi il suo giovane padrone, la fronte contro la sua, ancora ansimanti. “Non c’è innocenza più dolce del nostro peccato†Note dell’autrice: Ciao a tutti, questa è la mia prima One shot; e si, effettivamente è corta, ma … è la prima! Spero vi sia piaciuta, ho provato a scrivere con un linguaggio più “adatto†alla situazione, spero di essermi avvicinata ad aver scritto qualcosa di decente XD Avrei voluto farla più lunga, ma credo sia una questione di esercizio, visto che i miei capitoli non superano mai le 12 pagine, mi riesce difficile scrivere di più. Spero che comunque abbiate apprezzato questa mini One Shot. Ad ispirarmi è stata ovviamente la canzone che vi ho linkato, non so perchà©, ma risentendola più volte, mi ha fatto venire quest’idea . Bando alle ciance, grazie a chi leggerà , e se vi va, fatemi sapere che ne pensate! Un bacio, Choppy_
  5. 1 1!Punto
    Yuki - chan

    memorie

    …non riesco bene a ricordare “come†accadde, ...â€Dove†accadde, …â€Perchà©â€ accadde Tutto ciò che posso ricordare è che “cosa†accadde Se chiudo gli occhi, posso vedere chiaramente i loro volti Posso sentire le urla che si propagavano nella stanza Posso avvertire quel dolore allucinante sulla mia pelle Questi memorie tanto odiose le rivedo ogni notte, giorno dopo giorno mese dopo mese è una ferita troppo profonda da colmare un peso troppo grande da sopportare un momento che purtroppo non posso dimenticare eppure quel giorno così tremendo fu il giorno del nostro incontro vedere all’improvviso una figura oscura uscire dal nulla mi fece tremare il cuore anche se non sono sicuro che fosse per la paura loro mi avevano usato per arrivare a te eppure qualcosa non è andato secondo i loro piani tu hai ignorato quegli esseri crudeli e infami e ti sei avvicinato ad un essere desideroso di vendetta, con il cuore colmo di odio non so " come†accadde. “dove†accadde, “perchà©â€ accadde, ma so che nonostante loro ti chiamassero “demone†ai miei occhi tu eri un “angelo†perchà© salvasti la mia vita la stessa vita che un giorno mi verrà strappata via ma se penso che sarai tu la persona che me la strapperà allora posso anche chiudere gli occhi serenamente.
  6. 0 0!punti
    Joygirl

    Dietro le scaglie

    -In quei momenti non mi sentivo affatto triste, disperato, arrabbiato o sottomesso, ma se solo fossi riuscito a provare anche solo una di queste emozioni, ora forse non mi troverei qui.- Disse Snake, rivolto a quello che ormai era solo più una tomba, in un cimitero pieno di signori Nessuno, piena anch'essa di ragnatele, ma meno delle altre essendo più recente. -Ero solo un bambino di dieci o undici anni, ma avevo già vissuto "l'inferno terreno", come te in fondo, solo che tu potevi ancora pensare, potevi essere infuriato pensando a ciò che era accaduto a te. IO NO!!!!!- Snake si scostò una ciocca di capelli che nella furia di quello scatto di rabbia gli era ricaduta sul volto. -Io ero solo un ragazzino, ma ero vuoto, la mia anima non c'era più, forse era anche per questo che la gente mi guardava in quel modo.... Hahahha!!!*ride così tanto che gli vengono le lacrime agli occhi* Oh, già mi immagino come sparlava di me la gente, "avete visto quel ragazzo? Non solo sembra un rettile, ma non sembra neanche possedere emozioni....". Certo, non potevo provare emozioni in quei momenti, ma le mie orecchie funzionavano ancora e i miei occhi anche, ero una barzelletta umana, l'ombra di me stesso, un fenomeno da baraccone senza futuro...... E molto altro ancora......- In quel momento sul viso di Snake si fece avanti uno sguardo truce. -Per non parlare poi di quel dannato bastardo del direttore del circo dove ero prigioniero, mi nutriva a vermi, topi e acqua, come un vero serpente, come un ANIMALE. Ah, quante volte mi ha preso a calci davanti agli spettatori più piccoli, per dimostrargli che ero innocuo, quante volte mi ha dato della "bestia idiota", quante volte mi ha picchiato e mi ha fatto digiunare se il numero di spettatori non era stato abbastanza alto...... TROPPE VOLTE!!!!!- Quel giorno lo Snake che raccontava non si era portato dietro nessun serpente, non aveva bisogno di nascondere il suo dolore dietro le scaglie dei suoi cari amici, quel giorno voleva anzi doveva dire tutto a qualcuno, era stanco di parlare solo tramite i suoi serpenti, quel giorno sarebbe stato solo lui, lui e quelle fredde lapidi in pietra ben levigata. -Mio padre, quel vecchio ubriacone, mi aveva venduto al circo per due soldi, spacciando la mia malattia genetica per una maledizione di Satana. Ma in fondo ero solo un bambino, e non credevo che stare in un circo fosse così brutto, anzi, ero molto eccitato e felice. Volevo far sorridere la gente come i pagliacci, meravigliarla con le mosse di un acrobata, stupirla con la precisione di un lanciatore di coltelli....... Ma da ciò che ti ho appena raccontato, di certo sai già che non andò così.- Snake a quel punto fece una faccia sognante e sollevata. -Grazie al cielo, dopo circa tre anni che ero in quel circo, arrivarono LORO, i miei salvatori, che purtroppo ora si trovano qui intorno a noi, almeno credo. Immagino tu li conosca già , erano tutti i membri originali del circo Noah's Ark, loro mi hanno ridonato le emozioni e mi hanno permesso di diventare un ottimo incantatore di serpenti, trattandomi con la gentilezza e il rispetto che nessuno mi aveva mai dato in tutta la mia vita. Snake a quel punto fece una smorfia, a metà tra il trionfante e il malinconico. -E dopo essere diventato il tuo valletto sono rimasto con te nella speranza di ritrovare come tu mi avevi detto i miei amici. Ma ora che conosco la verità , non sono arrabbiato con te, non ti devi preoccupare, in fondo essere arrabbiato con un morto è la cosa più vile che si possa fare, secondo me.- A quel punto, Snake si avvicino alla tomba alla quale era stato rivolto per tutto il discorso, la quale recava le scritte "Ciel Phantomhive, nato il 14 dicembre 1875, scomparso misteriosamente in data non stabilita, amato infinitamente da tutti i suoi cari" Ma Snake sapeva che lui non era semplicemente scomparso, sapeva che Ciel Phantomhive aveva fatto un contratto con Sebastian Michaelis, e sapeva che in ogni caso non gli sarebbe rimasto molto per pensarci. Quel maggiordomo evidentemente non voleva che qualcuno sapesse dell'esistenza dei demoni, e di certo non lo voleva neanche Ciel. Ed'ora lui, quello strano tipo sempre vestito di nero, era lì, nascosto tra una di quelle lapidi, ad aspettare il momento propizio per assalirlo. -E così sei qui intorno eh? Beh, non mi interessa se morirò, tanto ormai non mi resta quasi più niente per cui vivere, spero che la storia ti sia piaciuta "maggiordomo", come spero che sia piaciuta anche a Ciel, ora uccidimi, avanti non aspetto altro!!!! In fondo la vita non è altro che una breve vittoria prima dell'inevitabile. Ma io ho perso, non ho affatto vinto ma ho perso ti dico!!!!- E dopo aver detto ciò, le lacrime sgorgarono finalmente a fiumi dal suo volto, come una diga di sofferenze, che ha ormai trattenuto la goccia di troppo, e dopo anni, crolla. Nel frattempo Sebastian era lì che ancora lo osservava, ancor più divertente di ucciderlo, era vederlo soffrire, vederlo piangere sinceramente, come non aveva mai fatto, veder piangere chi non piange mai è la più divertente delle occasioni, e mentre il ragazzo piangeva di gioia e tristezza allo stesso tempo, lui si avvicinava piano, in silenzio, una tomba dopo l'altra. Quella sera del 14 novembre, mentre le foglie cadevano lente dagli alberi, Snake morì, e a quel già colmo cimitero, pieno delle lapidi e dei corpi di chi era nella sua vita entrato in contatto con Ciel Phantomhive e il suo maggiordomo, conte Phantomhive stesso, si aggiunse ben presto una lapide. Quel terreno arido da tanti anni ma sul quale erano state versate in passato tante lacrime disperate, restò asciutto anche il giorno in cui fu aggiunta quella nuova lapide; ma due mesi dopo l'accaduto, vennero rinvenuti dei serpenti morti sulla tomba del povero Snake, forse un gesto d'amore da parte dei suoi cari serpenti, o forse un macabro gesto di pietà , da parte di qualcun altro, nessuno se lo spiegò mai.
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