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  • That Housekeeper, White - Atto 0 - Prologo


    Black Ink Velvet
    • Ad una governante non è concesso il lusso di amare, ma solo collezionare cuori infranti. Tuttavia, da questi vengono forgiate le lame più affilate, e ciò mi va più che bene.

      1886: una misteriosa governante affianca il maggiordomo Sebastian per prendersi cura del nuovo conticino Phantomhive. A distanza di tre anni il suo passato rimane tutt'ora torbido, nascosto dietro un sorriso affabile e maniere squisite. Inutile chiederle spiegazioni: risponderà  che, dopotutto, il suo lavoro non è parlare, ma istruire il Cane da Guardia della Regina affinchà© adempia al meglio al suo compito.

      http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3705867&i=1 Black Ink Velvet

    Durante la lettura, vi consiglio l'ascolto di questa canzone

     

     

     

     

     

    L'occhio faceva male, il labbro spaccato bruciava. Sotto la pesante tenuta verde, lividi violacei costellavano la pelle e le costole rotte le toglievano il fiato ad ogni movimento nello strettissimo corsetto. Immobile, in piedi di fronte alla finestra, osservava la luna stagliarsi nel cielo, enorme ed impassibile. Stretto nella mano destra, un consunto rosario di legno dondolava a ritmo del vento, seguendo i movimenti pigri delle sottili e costose tende. L'ennesima fitta al petto le tolse il respiro, costringendola a portarsi la mancina a livello del costato, ma i suoi occhi continuavano a fissare la luna. Non vi era un suono quella sera; i grilli e le civette sembravano essersi ritirati, allontanati da quella magione dai muri stuccati e i pavimenti sporchi di sangue.

     

    Sei una traditrice, una Iscariota sorda alle parole del tuo Dio. Per quanto a lungo vagherò ancora nelle tenebre, cieca e rinnegata?

     

    Un colpo di tosse la scosse, accecandola per la fitta di dolore provata al petto. Cadde carponi, il rosario scivolato via, lontano dalle sue mani ricoperte di graffi. Il cuore bruciava dolorosamente, e le costole rotte non le davano pace. Chiuse gli occhi, annaspando in cerca d'aria, la fronte ricoperta di un freddo sudore.

     

    Per quanto ancora dovrò soffrire per cercare perdono? Quanti altri lividi, quante altre ferite dovrò sopportare prima di considerare perdonati i miei errori?

     

    Arpionò il tappeto con le lunghe dita tremanti, trattenendo a fatica le lacrime che le pungevano gli occhi. Era stanca. Stanca di tutti i problemi, stanca di dover sopportare.

    Pregare e basta era come elemosinare. Nessun Dio sarebbe mai venuto in suo soccorso. Nessun angelo avrebbe sbattuto le sue candide ali per andare da lei, porgerle una mano e aiutarla a rialzarsi. Era sola.

    Come ogni brava governante, la cui vita era lastricata di solitudine, avrebbe fatto il suo lavoro, indossato il bel vestito verde, applicato il lip rougue*, acconciato i capelli e sfoderato il suo miglior sorriso. Non aveva il diritto - nè il tempo - di lamentarsi.

     

    Era una notte silenziosa quella.

     

    - Cosa stai facendo qui? - Con un movimento meccanico, la donna alzò lo sguardo. Il suo padrone se ne stava in piedi di fronte a lei, con quel suo viscido sorriso stampato sul volto. Si osservarono per pochi secondi, prima che lui la colpisse al volto con forza. La governante cadde a terra, un gemito soffocato. In pochi secondi lui le fu sopra, le mani al colletto del suo pesante abito invernale, strappando via i bottoni. La donna guardava dritta di fronte a sè, gli occhi vuoti e il corpo annebbiato dal dolore. Era un bene che non sentisse le sue luride mani percorrerle il busto, in cerca dei ganci del corsetto.

     

    Mio Dio, mio Dio, perchè mi hai abbandonata?

     

    Il padrone si fermò, gli occhi sgranati. Vedeva chiaramente un'elsa spuntare da sotto la crinolina dell'abito, ormai ridotto in pezzi. Afferrò il lungo collo chiaro della donna, il volto stravolto dall'ira.

    - Hai forse intenzione di uccidermi??!!! Puttana! - La donna non rispose minimamente, continuando ad osservare impassibile il soffitto, ignorando il fatto che lui avesse alzato nuovamente il braccio per colpirla.

     

    Un urlo scosse la casa da cima a fondo, fondendosi con il denso nero della notte, tingendola di rosso.

    L'uomo rotolò via, stringendosi dolorante il moncherino, urlando come un ossesso. Silenziosa, la donna si rialzò, la spada stretta in mano.Mugolò per le costole rotte, conquistando lentamente la posizione eretta. Le urla del suo padrone le rimbombavano nelle orecchie.

    - Basta così. Non vorrà  svegliare sua moglie, vero mio signore? - chiese con voce monocorde, camminando verso l'uomo. Questi spalancò gli occhi, cercando di rialzarsi e correre via. Inciampò, sbattendo la fronte per terra, ma non si arrese. Gettò a terra un prezioso vaso, posto su di un tavolino, usando la parete come appiglio e alzandosi in piedi. Iniziò a correre verso la porta posta in fondo al corridoio. Il suo maggiordomo stava sicuramente finendo il giro d'ispezione, poteva raggiungerlo per chiedere aiuto. Il vino che gli scorreva in corpo sicuramente non gli era d'aiuto, il dolore non era sufficiente per far smettere il senso di nausea e fermare il mondo che gli girava vorticosamente attorno.

    Un secondo urlo scosse la casa quando l'uomo cadde a terra, la gamba destra mozzata. Le sue urla continuarono, fino a sfumare in un pianto sommesso. Allora fu possibile sentire il suono di tacchi sul pavimento, un rumore di passi cadenzato come i secondi che scorrevano su di un orologio. Egli si girò, il volto solcato di lacrime e reso appiccicoso dalla saliva che colava fra i denti stretti, osservando la silhouette in controluce.

    - Mi sono stancata di te. - Disse con voce fredda, senza tradire la minima emozione. I singhiozzi dell'uomo si fecero più acuti, mentre tentava di mettersi seduto.

    - ASPETTA! - urlò lui agitando la mano rimasta, osservando la spada grondante di sangue con occhi sbarrati. - S-se mi lasci andare, prometto che ti darò tutti i miei soldi! Ti lascerò andare via, n-non ti denuncerò! Sparirò dalla tua vita e sarai ricca sfondata, non dovrai più lavorare come governante! P-per favore!! - gridò con la voce acutizzata dalla paura, allungando la mano come a difendersi dall'improvvisa furia della donna. Questa non rispose, il volto nascosto dalle ombre, immobile.

    - I vostri sono peccati che vanno lavati via col sangue, mio signore. Non si può tornare indietro.

     

    Più nessun suono turbò la quiete della villa.

     

    Mentre camminava sul sentiero selciato, si sistemò i vestiti troppo larghi che stava indossando. I pantaloni erano larghi, le scarpe enormi, e la giacca e la camicia che aveva indossato le cadevano ridicolmente addosso. Poco le importava, dal momento che se ne sarebbe presto andata, pensò pulendo il rivolo di sangue che le usciva continuosamente dalla bocca. Le costole avevano perforato i polmoni, e a breve il suo stesso sangue l'avrebbe soffocata. Continuò a camminare, i corti capelli biondi iluminati dal fuoco dell'incendio e le orecchie piene delle urla provenienti dalla casa avvolta dalle fiamme. La mascella severa, serrata, serviva a coprire i gemiti che avrebbe altrimenti emesso. Aveva compiuto bene il suo lavoro. Quel suo corpo sgraziato, androgino, si sarebbe accasciato a terra, calpestato dagli zoccoli dei cavalli e dalle ruote dei carri. Se così non fosse stato, sarebbe stata buttata in una fossa comune, a diventare cibo per i vermi. Nessuna benedizione, nessun funerale si sarebbe tenuto. Nessuna croce avrebbe ornato il suo tumulo, e questo lo sapeva bene. Cadde rovinosamente a terra, i grandi occhi marroni socchiusi.

    Che morte indecente. Se non fosse stato per gli abiti del suo padrone, sarebbe spirare nuda. Forse, in futuro, qualcuno a differenza sua avrebbe avuto modo di ribellarsi a questo destino crudele che accumunava quelli come lei.

     

     

     

     

     

     

     

     

    Mio Dio, mio Dio, perchè mi hai abbandonata?

     

    *** *** *** *** ***

    Spalancò gli occhi, saltando a sedere. Era ricoperta di sudore, il respiro mozzo come se qualcuno le avesse posto un peso sul petto. Lunghi capelli castani coprivano spalle scoperte, che rabbrividivano per il freddo della stanza. Dopo qualche secondo, si lasciò cadere nuovamente sul cuscino, la gola arida e il cuore che batteva all'impazzata.

    Un altro sogno...? Pensò portandosi le mani al volto, massaggiando gli occhi stanchi. Un timido raggio di luce fece capolino fra le imposte della sua finestra, ferendo le pupille abituate al buio. Sospirò, lasciando cadere le mani a lato del volto. Un rumore secco di nocche sulla porta le fece girare il volto.

    - è ora di alzarsi. - la voce fredda del maggiordomo arrivò chiara alle sue orecchie, spazzando via ogni residuo di sonno. Mugolando si alzò a sedere, calciando via le coperte. Si prese un secondo per respirare profondamente, cancellando gli ultimi stralci di quell'incubo che ancora le si affacciavano alla mente.

    - Arrivo Sebastian.

     

     

     

    Angolo Autore:

    Ebbene. Io su sto account sto sempre a riscrivere le mie vecchie fic. Oh beh, mi piacevano.

    Questa è la riscrittura della mia vecchia fic "White Housekeeper", con il titolo cambiato per evitare confusione. Ci sono moltissimi motivi per i quali ho deciso di riprendere questa fiction e riscriverla.

    Primo fra tutti, la forma era enormemente da migliorare. Confusionaria, poco curata, infantile, sono gli aggettivi che mi vengono in mente rileggendola.

    Secondariamente, non mi piace più il modo in cui ho reso il personaggio della protagonista. Nella mia mente non era la persona capricciosa, infantile e arrogante che invece ho reso; ho deciso quindi di cambiare anche quello.

    Terzo, il modo in cui ho dipinto l'Inghilterra e gli inglese. Ommiodio. Chiedo ufficialmente scusa per il modo stupido in cui mi sono posta verso questa terra, ricca di tradizioni e splendide persone. La mia era una grandissima ignoranza mascherata da necessità  di copione, e per questo ancora chiedo scusa.

    Spero che questo capitolo vi abbia interessato, e che questa nuova versione possa piacere almeno tanto quanto la vecchia.

     

    Con affetto e veneranda saggezza,

    Black Ink Velvet

     

    PS: Mano a mano che andiamo avanti nella storia, creerò una playlist su Youtube con il soundtrack della storia.

    Per questo capitolo vi ho lasciato con Silent Prayer (nella descrizione il nome della canzone originale). L'artwork è un mio lavoro che potete trovare su DA e Tumblr (nanasworkshop).

    Buon ascolto!



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